Il Carrello

In famiglia era lei a fare la spesa, era un’attività che faceva volentieri.
Le piaceva spiare nei carrelli degli altri e così provare a capire la personalità, pezzetti di vita, vizietti e virtù.
Aveva la fortuna di avere una buona rendita lasciatale dalla nonna e quindi aveva trovato un lavoro al mattino quando i due figli erano a scuola, e al pomeriggio si godeva ogni tanto qualche ora di libertà, tra il judo di Alessia e le lezioni di piano di Federico.
Il suo era un passatempo che si gustava ogni tanto, così per divertirsi un po’.
Naturalmente era molto discreta e nessuno se ne accorgeva.
La maggior parte era di corsa. Anche qualche pensionata che poteva forse prendersela calma, sbuffava e guardava l’orologio con impazienza.
Lei invece girava tranquilla per le corsie e osservava.
C’era la signora elegante con cappello e scarpe col tacco a spillo (ma si può andare a fare la spesa bardata così?), che però cercava l’offerta speciale sugli yogurt, scegliendo poi quello che costava meno, e c’era invece la nonna che andava a colpo sicuro e prendeva quello agli agrumi senza preoccuparsi di quale fosse il prezzo.
C’era il papà con due figli adolescenti…e l’aria stanca e si capiva benissimo che era lì malvolentieri. Consultava uno striminzito foglietto, aprendolo e richiudendolo una decina di volte, prima di metterselo definitivamente in tasca.
C’era l’extracomunitaria con un piccolo sulla schiena e l’altro seduto nel carrello. Faccia seria e determinata e chissà come era la sua storia.
Poi c’era l’intera famiglia, con il carrello stracolmo e 4 o 5 sacchettoni di plastica grandi e robusti. Ma a casa sicuramente c’era qualche persona anziana visto il pacco di “assorbenti per incontinenza”

Insomma per Giulia il supermercato era un luogo dinamico, dove poteva trovare una buona parte della variegata comunità sociale di un paese o quartiere. E talvolta incontrava anche qualche conoscente con cui prendere il caffè alle macchinette e fare quattro chiacchiere.
Anche guardare gli acquisti era per lei piuttosto interessante. Non certo per il marketing. Già, lei lo sapeva che il marketing studiava i comportamenti d’acquisto da alcuni decenni, producendo enormi quantità di dati che a loro volta fornivano stipendi più o meno lauti.
Ma per una persona semplice come Giulia, il carrello della spesa era solo un gioco, un piccolo divertissement innocuo e innocente.
Fatto sta che quando arrivava alla cassa non temeva di fare la coda…anzi si metteva proprio dietro alle file più lunghe ad aspettare e curiosava…dunque quel giovanotto con il tatuaggio sul collo, ha preso salumi e formaggi in quantità elevata, bottiglie varie, una confezione di tovagliolini, bicchieri di plastica…avrà organizzato un’apericena, come si chiamano adesso.
E la signora attempata cosa ha preso? Dunque…pane, biscotti, latte, olio, carta igienica, shampoo, e….patatine e Coca Cola?! Beh, sicuramente avrà dei nipoti….
Spesso incrociava anche gente rumena, o così le pareva sentendoli parlare al cellulare … le donne probabilmente badanti non prendevano nemmeno il carrello arrangiandosi con i cestini, e gli uomini, con la tuta da operai o muratori, facevano scorte di birra, vino, baguette, wuerstel e scatolame.
Uno dopo l’altro i carrelli arrivavano alle casse, ognuno con un carico di umanità, a volte allegra e straripante, a volte striminzita e malinconica. Era un giudizio senza appello, quello di Giulia, che mai si sarebbe sognata di chiedere alcunché alle sue ignare vittime.
Almeno due pomeriggi alla settimana Giulia si concedeva questo svago, talvolta un po’ noioso, come quando a gennaio, si è tutti in smaltimento degli eccessi e con poca voglia di brio.
E così, quel maledetto pomeriggio, per alimentare una feconda osservazione, fattasi un po’ ripetitiva, aveva fatto la cosa più banale: cambiare supermercato.
Non ci andava mai perché era un po’ più lontano, ma era più grande, di quello che frequentava abitualmente e di certo avrebbe assaporato qualche novità.
In effetti però, dopo aver preso il carrello, ed aver individuato l’entrata, si era ritrovata spaesata a fare i conti con corsie diverse, dove cercare una lattina di piselli, voleva dire perdere un sacco di tempo, senza peraltro trovarla.
I detersivi stavano in mezzo tra la corsia degli oli/aceti e quella delle farine (ma quante ce n’erano), miscele per pizze, focacce, torte e decorazioni varie. Le pareva impossibile che trovassero tutte collocazione in una qualche ricetta.
I banchi frutta erano a libero servizio, una seccatura dover pesare, ma tant’è…alla fine se ne era fatta una ragione, però…certo non sarebbe stato un pomeriggio interessante: come poteva osservare gli altri se doveva stare attenta a corsie, scaffali, pesate e via dicendo?
E poi mentre caricava la paletta delle noci, ecco l’imprevisto, ciò che non le era mai capitato di vedere prima. Un signore abbastanza distinto, con un cappotto grigio ed un cappello di feltro, che, avvicinatosi al banco delle carni, toccava una vaschetta di polistirolo, e poi proseguiva dritto con il suo carrello semi vuoto.
Un gesto nascosto, che Giulia non aveva visto nel senso letterale del termine, ma che il suo occhio allenato aveva percepito. L’uomo non aveva semplicemente toccato una vaschetta, ma l’aveva “accarezzata”, lasciandola al suo posto, una mossa davvero strana…
Che senso ha accarezzare della carne? Forse non può permettersela, o magari il medico gliela ha proibita, o semplicemente ha deciso per una svolta vegetariana con qualche rimpianto…
Ecco, questo sì che rianima un pomeriggio di grigie consuetudini! Doveva scoprire chi era, la sua personalità, cosa faceva nella vita…o almeno cosa altro comprava quel pomeriggio.
Non aveva tempo per riflettere, l’uomo era arrivato alla fine del banco e stava tornando indietro.
Per una sorta di istinto prudente ben sviluppato, Giulia infilò la corsia dei biscotti proprio di fronte al banco carni con fare indifferente, e cominciò a guardare le confezioni, fingendo di leggere attentamente l’etichetta ingredienti.
Il cuore le batteva, lui le passò davanti lentamente ma senza degnarla di uno sguardo, almeno così le era sembrato, e si era diretto verso i banchi della frutta.
Una rapida sbirciatina al suo carrello però Giulia era riuscita a darla, una confezione di mele c’è già, e una rete di limoni, quindi il ritorno indietro può voler dire che si è dimenticato qualcosa…
Era uscita dalla corsia per seguirlo, ma con sua sorpresa stava tornando verso di lei.
Per evitare di trovarselo di fronte, girò il carrello e si avvicinò del tutto casualmente al banco carni. Le scappò l’occhio sulla vaschetta… e restò stupefatta – la pellicola era tagliata!
Sentiva i passi dietro di sè, oddio e adesso? Cosa devo fare? Tutti i pensieri insieme, affluivano nella sua testa… proseguì dritta facendo finta di non avere notato niente, e finì per svoltare a sinistra nella corsia della pasta con la certezza del suo sguardo puntato sulla sua schiena. Sudata. Per fortuna lui non aveva girato, vedeva il suo carrello fermo, più o meno all’altezza della vaschetta, ma gli scaffali le occludevano la vista e per osservare meglio avrebbe dovuto sporgersi fuori.
No, non se la sentiva proprio, questa storia non le piaceva per niente. Il carrello aveva ripreso a muoversi e l’uomo lo spingeva con fare tranquillo. E invece no aveva imboccato la corsia dove era lei, goccioline iniziarono a imperlarle la fronte mentre con ostinazione si rigirava un sacchetto di maccheroni tra le mani.
Anche lui si era fermato, guardando la pasta, Giulia era rimasta immobile, l’inquietudine aveva già accelerato i battiti – mi devo spostare, oddio, cosa faccio, – non c’è nessun altro in questa corsia – poi un tonfo, le era caduto il sacchetto e si era rotto, maccheroni dappertutto.
L’uomo la stava guardando, ma lei non voleva incrociare quel viso, d’istinto si abbassò a guardare i maccheroni e fu a quel punto che il terrore la scosse del tutto.
Il taglierino era inserito nella manica destra del cappotto, ma era coperto completamente all’interno della mano, invisibile dall’alto. Non aveva tempo di ragionare, il panico l’aveva inghiottita … in una frazione di secondo riuscì a pensare se urlo di paura questo mi taglia le carotidi e quindi provò ad alzare la voce cercando di mantenerla neutra – oh santo cielo, che maldestra che sono, c’è qualche commessa in giro?… ho bisogno di aiuto –
Lui fa un passo e pesta un maccherone, poi un altro. Giulia era ancora abbassata e non sapeva se alzarsi ed incrociare il suo sguardo o restare lì a raccogliere… aveva tutti i muscoli tesi, ma le gambe erano intorpidite, non sarebbe riuscita a scappare. Erano entrambi immobili, Giulia sentiva il suo sguardo e pensava a cosa stava pensando lui, forse mi ha visto mentre lo spiavo, si starà chiedendo perché non mi rialzo, perché non levo lo sguardo, perché… non controllava più il sudore, una goccia cadde dalla fronte sul pavimento bianco. E di colpo percepì la certezza che Dio esiste!
Un macellaio con il grembiule un po’ sporco le stava andando incontro, aveva visto la scena dal vetro interno del suo reparto e aveva deciso di andare a soccorrerla.
– Non si preoccupi signora, è solo un pacco di pasta, ho chiamato un’inserviente, arriva subito a spazzare –
Giulia ormai era accasciata a terra, e lui un po’ preoccupato – Signora, si sente bene? – Bene?, Giulia si sciolse in lacrime, l’uomo non c’era più e lei era esausta.
Era arrivato anche l’inserviente e insieme l’avevano tirata su. – Non so come ringraziarvi… è stato solo un capogiro… si si ora sto bene… grazie, siete stati molto gentili… – si era appoggiata al carrello e tentava, un po’ allucinata, di riprendere fiato.
Nel frattempo il supermercato si era un po’ riempito.
Il macellaio, le aveva sorriso e stava per rientrare nel suo reparto al di là del vetro, quando notò la vaschetta tagliata e tirò un’imprecazione – maledetto delinquente è la terza volta questa settimana che si frega una bistecca!

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