L’arte di essere come si è si chiama coerenza

Il senso di stare bene con se stessi è quello di potersi guardare in uno specchio e non abbassare lo sguardo, lasciandolo scivolare su qualche ruga che non c’era, sorridendo, tutto sommato piacendosi (ahimè più dentro che fuori…).

Guardo questa mia patria sempre più stranita, sempre più affaticata, stanca. E davanti a quello specchio mi chiedo “ma io dove ero quando tutto ciò che mi affligge ora è iniziato?” Non sento di avere tante colpe, non sono mai venuta meno all’idea di “servizio” che dovrebbe ispirare chi fa politica, cercando ritorni personali. Di questo stato di cose, del degrado civile, del disinteresse qualunquista, della svendita di princìpi e beni comuni sull’altare di denaro e potere, di nuovi populismi sempre più autoritari, non mi sento molto responsabile.

Ho iniziato ad interessarmi di politica, o meglio delle scelte dei politici “solo” una dozzina di anni fa. Prima ero una persona come tante, un buon lavoro, una bella famiglia, una vita un pò sempre di corsa, ma tutto sommato normale. La pizza con gli amici, la bimba con la scarlattina, le vacanze in campeggio…pochi libri, quasi nessun giornale

Mio padre era una persona difficile, ma tutto d’un pezzo. Un comunista “atipico”, che non aveva sopportato il compromesso storico. La “conbine” non faceva bene all’Italia mi ripeteva.  Non aveva mai contratto un debito, una rata, in tutta la sua vita, comprava solo ciò che poteva pagare subito e per intero, epoca per noi di grandi risparmi, soldi ce n’erano pochi.

Però leggeva Panorama (prima che B comprasse Mondadori). Passando poi all’Espresso e alla Repubblica. Così io un pò a sinistra lo sono sempre stata, senza però una identificazione precisa.  Poi è arrivato Berlusconi, e già nel ’94 mio padre si preoccupava, ritagliava gli articoli di giornale perchè sapeva che non avevo molto tempo tra famiglia e lavoro.

Quando nel 2001 B vinse nuovamente le elezioni, mio padre era già morto da 3 anni. Chissà forse ripensando anche alle sue preoccupazioni decisi di dare una mano, iniziando dai Comitati per l’Ulivo. Da allora non ho mai smesso di pensare come la penso ora, cercando spesso in solitaria un posto che mi accogliesse, qualcuno che la pensasse come me, un centro di gravità permanente direbbe Battiato. Senza passare da DS nè da Margherita. Con nuovi entusiasmi e infinite delusioni.

Poi è nato il PD, ancora anni di frustrazione, tra gli innumerevoli errori mai sanati. Chissà come mi sono trovata sempre in minoranza. Ora però ho trovato chi mi rappresenta, chi dice le cose così come anche io le penso. Giuseppe Civati, finalmente. E sto bene con me stessa, capisco che non era tutto sbagliato, che la coerenza ha avuto un senso. Che è bello essere come si è.

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